Rifiuti elettronici: un mercato con un potenziale milionario

Feb
2017
20

scritto da in News

Rifiuti elettroniciNel 2018, secondo la ricerca dal GSMA e l’Istituto universitario delle Nazioni Unite per lo Studio Avanzato della Sostenibilità (UNU-IAS), i latino-americani dovrebbero buttare via 4.800 tonnellate di rifiuti elettronici o e-rifiuti, il 10% del totale mondiale. La percentuale è simile a quello registrato nel 2014, quando l’America Latina ha prodotto 3.900 tonnellate di questi rifiuti. Quello che stupisce è il tasso di crescita, il 6%, superiore al 5% del resto del mondo.

Rientrano in questi conteggi non solo telefoni cellulari, computer ed elettrodomestici, ma anche attrezzature la cui esistenza non si percepisce quotidianamente, come ad esempio contatori energetici. Rimanendo nascosti nelle nostre case e non contenendo metalli pesanti, anche se piccoli, questi misuratori possono causare danni all’ambiente e per la salute dal momento in cui vengono gettati in qualsiasi maniera nelle discariche.

D’altra parte, sono completamente riutilizzabili e hanno un potenziale proficuo se correttamente smaltiti e riciclati in un cosiddetto schema della logistica inversa. Così è stato fatto in Brasile, il paese latinoamericano che più produce rifiuti elettronici: 1.400 tonnellate nel 2014, secondo la GSMA e la UNU-IAS.
Un lavoro della Banca Mondiale e dell’Eletrobras fatto in sei Stati (Acre, Alagoas, Amazonas, Piaui, Roraima e Rondônia) ha permesso di mettere all’asta misuratori obsoleti, trasformatori, cavi e altre attrezzature alle aziende di riciclaggio. Con la vendita, gli operatori locali per l’energia incassano circa 5,4 milioni di Reais, che sono riversibili in progetti sociali.

L’iniziativa è parte del progetto “Energia Mais”, cui obiettivo è migliorare la qualità di trasmissione e di ridurre i problemi di misurazione non corretti e furto, che costa circa 15 miliardi di Reais all’anno in Brasile.

“Ad ogni asta, le aziende di riciclaggio si sono impegnate a distruggere i misuratori obsoleti, per porre fine ad ogni possibilità di essere riutilizzati nella propria rete di distribuzione, aggravando i problemi che erano l’obiettivo del progetto”, spiega Christophe de Gouvello, responsabile del progetto nella Banca Mondiale. “La destinazione finale di questi elementi è diventato rintracciabile per assicurarci che non si fermava in una discarica”.

Christophe de Gouvello evidenzia anche l’interesse che il mercato del riciclaggio ha per le attrezzature, nonostante logisticamente siano lontani della maggior parte delle aziende del settore. Per molte di queste aziende, l’asta è servita come motivazione per organizzare e professionalizzare.

Un esempio tra tutti, Trafominas, è in Guaxupe, città di circa70.000 abitanti nel Minas Gerais. Il fondatore, Geovani Marques, un piccolo commerciante di metalli, si è stabilito tra il sud dello Stato e il nord di San Paolo quando ha creato l’azienda nel 2007, ha imparato a poco a poco, che per chiudere affari importanti, avrebbe dovuto ristrutturare la sede e cercare certificazioni di gestione ambientale.

“Acquistare materiale non certificato non fa più parte della nostra routine “, dice Marques, riferendosi ad un problema ancora molto comune nel settore: la trasformazione informale o illegale di rifiuti elettronici (materiale rubato, ad esempio), si aggira tra il 12,5 miliardi e 18,8 miliardi ogni anno nel mondo, secondo l’Interpol.
Oggi, l’azienda lavora solo materiali legali e ha nel riciclaggio dei misuratori 40% dei suoi ricavi. Il ferro, rame, vetro, alluminio e plastica presenti nelle apparecchiature escono già separati e certificati agli acquirenti dei diversi tipi di industrie. Per poter fronteggiare i lavori, la squadra è passata dai 12 ai 25 dipendenti.

Nei paesi in via di sviluppo, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti solidi impiega oltre 64 milioni di persone, dice il Programma delle Nazioni Unite  per l’ambiente (UNEP) nello studio Waste Crime – Waste Risks. Si tratta di un’attività economica che non solo produce reddito, ma contribuisce a preservare l’ambiente, in base a questo e altri studi delle Nazioni Unite in materia. Ma richiede più regolamenti e investimenti per rafforzarsi, anche in America Latina.
Dei 21 paesi della regione, Argentina, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Messico e Perù hanno quadri normativi per lo smaltimento e il trattamento di tali rifiuti. Tuttavia, solo il Costa Rica, Messico e Brasile hanno aziende di riciclaggio che si attengo alla normativa internazionale R2, per la maggiore sicurezza ambientale e salute dei lavoratori.

Per Marcio Batitucci, specialista nelle salvaguardie della Banca Mondiale, il progetto con l’Eletrobras ha portato importanti progressi che possono essere applicati in Brasile, dove i problemi della logistica reversa per i prodotti elettrici elettronici è ancora controversa, nonostante il  paese discuta la questione nel suo Piano Rifiuti Solidi Nazionale.

Se il riciclaggio di semplici misuratori di energia ha richiesto tanto lavoro, proviamo ad immaginare quello che serve per fare lo stesso con i telefoni cellulari, computer e altre apparecchiature che finiscono nella spazzatura ogni anno. Ma è uno sforzo necessario, far si che i componenti di questi prodotti non danneggiano ulteriormente l’ambiente e la salute dei latino-americani.

di Mariana Kaipper Ceratti, Banca Mondiale
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